Non c’è molto che mi appartenga di una giornata: giusto la mezz’ora, al mattino, fra la discesa dal treno e la salita sul bus urbano.
Tutto ciò che celebro in quell’attesa non ha niente dell’attesa e ha invece tutto della vita. Ha volumi, odori, proporzioni, linee di fuga, è consistente ed è mio.
Mio il sapore del caffè, mio il freddo o il caldo, mie le parole nel taccuino, mia la sedia del bar. Sono miei persino i pensieri, non più sopra di me, ma scesi in me. Il resto è solo lavoro.
