Il viaggio da ceto medio enfatizza e a volte umilia i nostri bisogni primari. Dal riposare al lavarsi, dal bere al pisciare, dal mangiare al cacare.
Tutto ciò che è solitamente scontato, imponderato, soddisfabile diventa macchinoso, cerebrale, seccante.
Mettiamo quindi in atto delle strategie sorprendenti, per curarci di necessità che abbiamo reso, proprio noi, difficilissime da accontentare, e che diventano, nel processo del viaggio, addirittura invalidanti. Vestite come sono di vergogna, o denaro, quando non di vergogna e denaro insieme.
Facciamo cose come prendere il bus di notte, obbligandoci a levatacce e posture tremende, o dormire, pur trentenni, nei letti a castello, appena consolati da un rimasuglio di entusiasmo infantile.
E poi compriamo una bottiglietta di acqua al bar per poter pisciare, e al ristorante chiediamo il conto separato. E tutto questo, in qualche modo strano, consumista e masochista, può arrivare a deliziarci, a divertirci, persino a riempirci di tenerezza, mentre realizziamo che siamo da sempre, noi uomini, problema e soluzione di noi stessi.
