anfilogie

scritti che non sanno cosa sono

almeno il cane

“NO! NO! NOOOOOO!”

Come il tonfo improvviso che spesso squarcia i miei sogni e mi scaraventa nella veglia, così il grido si fa strada tra le sferzate saline di gelo e arriva alle mie orecchie. So che mi riguarda.

Mi scuoto dalla rigidezza muscolare in cui mi ero riparata, qui sul tronco di mare, e metto a fuoco, in lontananza, un ragazzo tutto bardato. Impreca e gesticola nella mia direzione.
Finché lo vedo, al mio fianco. Un cane che piscia controvento su di me, sulle scarpe, sulla borsa.

In tutta l’immensità deserta della spiaggia invernale, sono stata scelta e marcata, eletta testimone di un passaggio. Che miracolo, che salvezza: essere finalmente vista.