anfilogie

scritti che non sanno cosa sono

cavalcare la notte

Nel medioevo, l’aspirante cavaliere trascorreva la vigilia della vestizione a pregare, privato del sonno e abbigliato di candore: ecco perché oggi una notte insonne, nel gergo, è una “notte in bianco”.

Prima di scoprire l’origine dell’espressione, ipotizzavo che il “bianco” si riferisse alla privazione del “nero”, quindi del senso profondo della notte. In effetti, per anni, ho pensato all’insonnia come a una privazione, un’assenza, una rarefazione di tonalità.

Ma è l’esatto contrario: vegliare significa addensarsi, essere troppo presenti, troppo vividi. Così la luce dell’alba è in fondo un sollievo, nel suo diluire i grumi di colore ed esistenza, nel suo alleggerire e rimescolare.