anfilogie

scritti che non sanno cosa sono

le mie mani

Le mie mani mi ricordano che vedere una qualche bellezza su se stessi, o in sé stessi, è la rara corrispondenza fra una storia segreta e una particolare forma.

Ed è del tutto casuale, oltre che indipendente da qualsiasi strategia esterna, sia essa un complimento o un’offesa.

Le mie non possono definirsi “belle mani”, ovvero affusolate, femminili, carezzevoli.
Sono il calco quasi esatto di quelle di mio padre, dunque mascoline, irregolari al tatto e schiette alla presa.

Eppure vi scorgo la preziosa complessità di un volto. Costituiscono il racconto della mia volontà più vera, l’espressione di una solidità che appare sconosciuta persino a me. Forse qualcosa di perfettamente audace, che ho mostrato per intero solo da bambina.