Ho letto che i templari cavalcavano in coppia per onorare il voto di povertà. Penso ai templari e alla nostra miseria, le gambe intorno ai suoi fianchi, il seno sulla sua schiena, la voglia di toccarlo e farlo tremare.
Stiamo così per quattro giorni. Poi lui mi disarciona, divincolandosi in un incubo.
Non so più che farmene, ora, di queste carezze. Mi gonfiano le mani. Le stiperò dove posso, mi dico, nelle crespe delle palpebre, dietro le orecchie, tra i capelli.
E il caffè, il caffè al caramello che ho comprato per lui? Ne berrò solo una tazzina, il resto lo mescolerò al terriccio per le piante.
