anfilogie

scritti che non sanno cosa sono

la storia cresce

Quando nasce, la storia è piccola.

Un mattino mi alzo dal letto, spalanco la finestra della camera, vado in cucina e metto a scaldare il latte. Un uccellino cinguetta, ce ne sono tanti in zona. La nitidezza del suono però mi insospettisce, la finestra qui è chiusa. Mi affaccio sul corridoio e ascolto. Silenzio. Torno a fissare il latte nel bricco.
Dopo qualche secondo, sento un frullo d’ali.

La storia cresce.

Vado in camera, mi guardo intorno. Alzo la testa, lo vedo. Un passero bruno, allungato, appollaiato sopra la porta. Lo stupore, non la paura, mi fa saltare il cuore. Non so cosa fare. Prendo il telefono e provo a scattare una foto, ma un altro cinguettio, alle mie spalle, m’interrompe. Un merlo nero si è posato sul davanzale.

La storia cresce.

Socchiudo la finestra, mentre l’uccellino dentro si agita, sbatte le ali contro la parete e finisce sul pavimento, arreso. Penso a cosa farebbe mia madre. Una volta, ero bambina, abbiamo trovato un pipistrellino nella mia stanza. Lei lo ha avvolto in un telo e liberato.
Allora prendo un asciugamano, mi avvicino all’animaletto e glielo lascio cadere sopra. Con delicatezza sollevo l’involto, riesco a vedere solo il becco sottile e le zampette. Apro la finestra, mollo la presa.

Mi torna in mente il latte sul fornello, e la storia cresce.

Tutto bruciato. Pulisco, ripreparo, mangio. Continuo a pensare al passero e al merlo, a come sembravano cercarsi.
Scorro su internet foto di volatili comuni. Intanto racconto la storia a uno, due, tre amici. Mi rende felice.
Arriva la scoperta: il passero non era un passero, ma un merlo. Poi mi scrivono che i merli non sono tutti uguali, quelli bruni sono femmine.

La storia ora è grande, perché non è più mia.